martedì 3 settembre 2013

FREEGAN, MANGIANO DAL CASSONETTO E SONO POVERI



Mangiare il plat du jour offerto dal cassonetto del vicino si può. Parola di freegan, il movimento anticonsumista nato una quindicina d'anni fa e tornato assai di moda: allora si rovistava tra i rifiuti per ideologia, oggi per la crisi economica.

La fila di quelli che al grido di freegan - da free, libero, e vegan come vegano, ovvero chi rifiuta qualsiasi tipo di sfruttamento animale per nutrirsi - abbraccia un'etica alimentare decisamente anticonsumistica va ingrossandosi. Il manifesto Why Freegan, scritto nel 1999 dall'ex batterista del gruppo folk-punk Against Me!, Warren Oakes, è ancora un punto di riferimento e descrive nel dettaglio le pratiche per mangiare senza cacciare un soldo. Si va dal dumpster diving, cioè il frugare nell'immondizia dei supermercati e dei ristoranti alla ricerca di scarti commestibili, all'imparare dagli animali come procurarsi cibo  - il wild foraging - e ancora, il gardening, pratica molto di moda anche al di là del freegan, ovvero il coltivarsi a casa il più possibile.

Se i freegan più intraprendenti praticano e predicano pure il libero taccheggio, i più morigerati smettono, semplicemente di usare il portafogli per gli acquisti: dal cibo ai vestiti niente si compra, piuttosto si ricicla Freecycle.org, un network a livello mondiale che promuove lo scambio gratuito di beni e che va espandendosi sempre di più. 

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